Prosegue inarrestabile la felice collaborazione, avviata negli ultimi due anni, tra Fondazione CRC e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea che realizzano a Cuneo una nuova grande mostra intitolata Giuseppe Penone. Incidenze del Vuoto. Curata dal direttore del Castello di Rivoli, Carolyn Cristov-Bakargiev, con l’assistenza curatoriale di Giulia Coletti, e visitabile gratuitamente fino al 2 febbraio 2020, rende omaggio a uno degli scultori viventi più stimati al mondo. Nato a Garessio nel 1947, Penone entrò a far parte alla fine degli anni ’60 del gruppo di esponenti dell’Arte Povera, indagando nel suo lavoro il rapporto profondo e intrinseco tra natura e cultura. Vincitore nel 2014 del Nobel dell’Arte, il Premio Imperiale per la Scultura, Penone è riconosciuto a buon diritto uno dei maestri più significativi del panorama dell’arte contemporanea. Tanto che le sue opere sono presenti nei musei più prestigiosi come il Louvre di Abu Dhabi, la Reggia di Versailles e la Venaria Reale. E tra Cuneo e Torino, oggi, si trova il cuore pulsante delle sue opere che creano un legame speciale tra il Complesso Monumentale di San Francesco (Cuneo) e il giardino del Castello di Rivoli, in un allestimento studiato e bilanciato di forme che danno vita a un gioco sofisticato tra giustapposizioni e rimandi, tra pieni e vuoti, parti costitutive e fondamentali della ricerca artistica di Penone. A stabilire un richiamo tra le due sedi è Identità, un albero in bronzo, esposto a Cuneo, che si ricollega alla scultura presente nel piazzale di fronte al Castello di Rivoli e raffigurante un albero rovesciato e duplicato. Si potranno poi ammirare in mostra capolavori come Matrice, scultura monumentale del 2015, posta lungo l’intera navata centrale di San Francesco; nelle cappelle laterali le opere scultoree Dafne e Gesti vegetali; nell’abside della chiesa Suture, a ribadire come ogni opera sia in perfetto dialogo con l’ambiente e l’architettura circostante. “Il lavoro della scultura è il rapporto del corpo con lo spazio che lo circonda – spiega generosamente Penone –. L’interesse per il vuoto e per la dualità è alla base delle opere scelte per questa mostra. Le sculture partono da queste riflessioni per poi dialogare con il contesto storico e con lo spazio in cui sono inserite, che fa assumere differenti significati. Qui c’è uno spazio che ha una storia importante, in cui io ho provato a rendere il volume visibile e a sottolineare i vuoti”.
Un percorso espositivo, ricco e denso di suggestioni, che permette di entrare in contatto con un artista che traduce il legame con la terra e con il paesaggio in un proprio codice linguistico che dischiude un universo personale e poetico. Forte dunque è, nella sua ricerca, il rapporto con la natura e riflettere, attraverso l’arte, su questo argomento, non può che essere molto utile nella nostra epoca.
“Questa mostra trasmette tanto, offrendo molti spunti di riflessione a chi la visita. Una nuova occasione per promuovere la cultura sul nostro territorio.” Così il presidente della Fondazione CRC, Giandomenico Genta, ben sintetizza il senso e il carattere dell’intero progetto condiviso tra le due istituzioni.
Per maggiori info: www.fondazionecrc.it





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