Dal 16 maggio al 27 settembre 2026, Villa Giulia a Verbania ospita Alessandro Mendini. Cose. Stanze come mondi, una grande mostra antologica dedicata a uno dei protagonisti più influenti del design e dell’architettura del Novecento. Curata da Loredana Parmesani e organizzata dal Comune di Verbania in collaborazione con l’Archivio Alessandro Mendini, l’esposizione riunisce circa 130 opere, offrendo un ampio attraversamento della sua ricerca, dagli anni del Radical Design fino alle espressioni più mature e intime del suo lavoro.
Alessandro Mendini (Milano, 1931–2019) non è stato soltanto un designer, ma un intellettuale capace di ridefinire il senso stesso del progetto. Architetto, artista, teorico e direttore di riviste come Casabella, Modo e Domus, ha introdotto nel design una dimensione narrativa ed emotiva, superando l’idea dell’oggetto come semplice funzione. Nei suoi lavori convivono citazione, ironia, memoria e decorazione, in un continuo dialogo tra arte e progetto.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso le stanze di Villa Giulia, trasformate in ambienti tematici in cui ogni spazio ruota attorno a un’opera iconica. Dalla Poltrona di Paglia (1974), manifesto di un design critico e sociale, alla celebre Poltrona di Proust (1978), fino a progetti più recenti come il divano K2 (2013), la mostra costruisce un racconto che intreccia oggetti, disegni, testi e immagini, restituendo la complessità del suo pensiero.
Le “stanze”, elemento centrale anche nella ricerca di Mendini, diventano qui dispositivi narrativi: luoghi della riflessione e dell’immaginazione, spazi domestici e mentali insieme, in cui il progetto si fa racconto. L’allestimento, curato da Alex Mocika, accompagna il visitatore in un’esperienza immersiva che supera la logica della semplice esposizione.
E poi, lentamente, accade qualcosa. Ci si accorge che quegli oggetti – così riconoscibili, così iconici – smettono di essere “design” e diventano presenze. Raccontano fragilità, visioni, desideri. Ci parlano di un tempo in cui progettare significava anche prendere posizione, immaginare altri mondi possibili.
Uscendo da Villa Giulia, resta una sensazione sottile ma persistente: quella di aver attraversato non solo una mostra, ma un modo diverso di guardare le cose. E forse, da quel momento, anche gli oggetti più quotidiani sembreranno chiedere qualcosa in più. Non solo di essere usati, ma di essere ascoltati.





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