Dal 27 marzo al 23 agosto 2026, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni a cura di Francesco Manacorda, che invita artisti contemporanei a intervenire direttamente nelle sale barocche del museo, trasformando la Collezione permanente in un organismo vivo, in continua ridefinizione.
Non si tratta di una mostra nel senso tradizionale, ma di un dispositivo in movimento. Inserzioni lavora per slittamenti: introduce opere nuove dentro uno spazio già carico di storia, attiva cortocircuiti tra passato e presente, mette in discussione ciò che siamo abituati a considerare “stabile” all’interno di un museo. Le sale del Castello – con la loro architettura incompiuta e stratificata – diventano così terreno fertile per una riscrittura continua, in cui le opere non si limitano a essere esposte, ma agiscono.
Per questa edizione, il progetto coinvolge tre artisti provenienti da contesti geografici e culturali molto diversi: Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, con un intervento di Takriti curato da Linda Fossati. Le loro pratiche convergono su un terreno comune: la memoria, le genealogie, la costruzione – e decostruzione – delle narrazioni collettive.
Il lavoro di Gabriel Chaile si sviluppa in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che lega fisicamente l’edificio alla collina su cui sorge. Qui l’artista costruisce un ambiente sospeso, a metà tra archeologia e fantascienza, popolato da forme in argilla che sembrano emergere da un tempo indeterminato. Le sue sculture, realizzate con materiali primari come terra e adobe, portano con sé una “genealogia della forma”: tracce di memorie individuali e collettive, stratificate nel gesto stesso del fare. In dialogo con gli affreschi storici, l’installazione apre uno spazio ambiguo, dove la storia non è mai lineare ma continuamente riscritta.
Nella Sala dei Continenti, Lonnie Holley interviene con un gruppo di nuove sculture e dipinti che si confrontano con la visione allegorica e geopolitica del XVIII secolo. Artista legato alla tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, Holley lavora con materiali di recupero – legno bruciato, metallo, oggetti quotidiani – trasformandoli in assemblaggi carichi di memoria. Le sue opere non illustrano, ma evocano: storie di violenza, resistenza, trasformazione. Inserite in uno spazio segnato da una rappresentazione storica del mondo, generano una tensione critica che rimette in discussione le gerarchie e le narrazioni dominanti.
Più analitico e stratificato è l’intervento di Huda Takriti, che intreccia video, archivio e installazione. Il suo progetto indaga il ruolo delle immagini nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra, concentrandosi in particolare sulle relazioni tra l’ENI, le ex colonie europee e i processi di decolonizzazione. Accanto ai video – tra cui Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e la nuova produzione It Is Always Midnight In Their Minds (2026) – Takriti realizza un intervento in vinile che si estende sulle pareti come un affresco contemporaneo. Qui, la storia non è mai un dato acquisito, ma un campo di forze, attraversato da interessi politici, economici e culturali.
Inserzioni si radica nella vocazione originaria del Castello di Rivoli: essere un luogo in cui l’arte non si limita a occupare lo spazio, ma lo trasforma. Gli artisti sono chiamati a entrare in relazione con l’architettura, con le sue fratture, con le sue incompiutezze. E proprio in queste crepe si inserisce la possibilità di un nuovo racconto.
C’è qualcosa di sottile che attraversa l’intero progetto. Non è immediatamente visibile, ma si avverte muovendosi tra le sale: una sorta di instabilità fertile. Le opere non cercano di “stare al loro posto”, ma di spostarlo. Di farci perdere, anche solo per un attimo, la sicurezza delle categorie con cui leggiamo il mondo.
E forse è proprio qui il punto. Inserzioni non aggiunge semplicemente nuove opere a una collezione: incrina il modo in cui guardiamo. Ci ricorda che ogni narrazione è parziale, che ogni immagine è costruita, che ogni spazio può essere abitato diversamente.
Uscendo dal Castello, resta una domanda aperta. Non su ciò che abbiamo visto, ma su come lo abbiamo visto.





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